A Roma l’arte di rappresentare l’Invisibile nella mostra “Il Divino e la Bellezza redenta”. Cento icone a Santa Caterina della Rosa ai Funari

Roma-arte-Invisibile-mostra-Il-Divino-e-la-Bellezza-redenta
ROMA - Si è conclusa il 23 ottobre 2016, tra il plauso e l’ammirazione di migliaia di visitatori, la mostra “Il Divino e la Bellezza redenta” del Laboratorio di spiritualità e tecnica dell’Icona “La Glikophilousa” di Roma. Più di cento icone hanno raccontato, per una settimana, nella chiesa di Santa Caterina della Rosa ai Funari, l’arte di rappresentare l’Invisibile. Hanno esposto le icografe Renata Bozzetto e Rossana Leone, suore della comunità del Piccolo eremo delle querce e le allieve e gli allievi del laboratorio: Maurizio Braconi, Gilberta Cecconi, Anna Celotti, Marinella Clemente, Anne Decoster, Cesare Devoto, Paola Gulinelli, Francesca Iemma, Antonella Piscioneri, Angela Redivo, Alessandra Scarfò, Rosella Sciubba, Patrizia Segantini, Maurita Zuccari.
La piccola comunità monastica basiliana vive lavora e prega nell'entroterra della Locride, sollecitata dalla passione di ascoltare con delicato rispetto il cuore della gente di Calabria, condividere le fatiche e le speranze di un popolo che anela a risorgere, valorizzare gli antichi doni d'intatta bellezza che ogni angolo di questa terra custodisce tra le pieghe e le lacrime della sua storia.

In quest’oasi di preghiera e lavoro è nata “La Glikophilousa”, figlia della felice intuizione della diocesi di Locri-Gerace e della comunità monastica basiliana. Attraverso percorsi di iniziazione artistica e spirituale alla pittura dell’icona, il Laboratorio custodisce e rinnova la luminosa memoria dell’antica bellezza bizantina della Calabria, interpretandone, al contempo, la naturale “vocazione ecumenica”. Le icone, fuori dalla rappresentazione figurativa classica, raccontano l’intelligibile, rappresentano il luogo della presenza. 

La mostra che ha appena chiuso i battenti ha messo in evidenza come l’icona sia un’eredità che appartiene non solo alla tradizione orientale ma anche a quella occidentale facendo comprendere quanto essa trovi il suo fondamento e il suo orizzonte problematico nello spazio escatologico e spirituale aperto dall’evento dell’Incarnazione. Dietro all’ideazione, la progettazione e la realizzazione delle opere esposte tutto l’orizzonte teologico e filosofico che in esse si cela, strumenti della presenza e dell’azione di Dio nel contesto della religione cristiana e della diffusione del processo escatologico di redenzione avviato dall’Incarnazione del Cristo.

Commenti