Tutto non è toccabile. Può essere toccata una parola? Silvina Ocampo ci pone davanti a questo interrogativo

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Silvina Ocampo
ROMA - La parola che non si ascolta ma si tocca. Io e Silvina Acampo. C’è  sempre un “passaporto per il Paradiso” lungo le strade di Gerico o attraversando il deserto che porta a Damasco. La poesia è un linguaggio del percettivo e non dell’inutile.
La parola diventa cosciente indefinibile anche quando i sentieri dell’oblio si fanno geografie dell’impossibile.
Leggo e mi ritrovo nella speranza inquieta di Silvina Ocampo. Amica di Borges e conserte di Adolfo Bioy Casares. Argentina.
Morta novantenne. Nata nel luglio del  1903 a Buenos Aires e qui morta nel dicembre del 1994. Una poesia che vale un passaggio di tempo. Proprio per questo forse occorre un passaporto per attraversare quel paradiso che lega la memoria e il tempo.
Il mondo argentino nel cuore e il canto nella parola. Una poesia che non può essere letta soltanto ma ascoltata e credo che il suo cammino, come da me è stato vissuto, è dentro questo misterioso incantesimo che tocca il senso dell’orizzonte con la dimensione vasta del cielo.
Tutto non è toccabile. Può essere toccata una parola? Silvina Ocampo ci pone davanti a questo interrogativo. Toccare la parola con la voce? Come è possibile toccare una parola con le mani? Le mani che sono il tutto della gestualità e c sono anche il silenzio della gestualità. Ma la parola è intoccabile.  

“I delfini non giocano tra le onde
come la gente pensa.
I delfini si addormentano andando a fondo.
Cosa cercano? Non lo so.
Quando toccano il fondo
si svegliano all’improvviso
e risalgono perché il mare è molto profondo
e quando salgono cosa cercano? Non lo so.
E vedono il cielo e gli ritorna il sonno
e di nuovo scendono addormentati,
e ancora toccano il fondo del mare
e si svegliano e riprendono a salire.
Così sono i nostri sogni”.

Cosa cercano i delfini? Cercano quello che noi abbiamo sempre cercato. Penetrare il sottosuolo della nostra anima e poi risalire e poi ridiscendere e poi ritornare dal fondo del mare per toccare i sogni.
Ancora toccare. Le parole sono come i sogni. Toccare le parole e toccare i sogni. Quale è l’orientamento. La vita non è una sbadataggine. È molto di più. O forse è molto di meno. Borges ci ha raccontato il tempo. Il tempo è una moneta al rovescio. O una moneta che resta in piedi.
Le parole sono orizzontali o verticali? E i sogni? Certo, Silvina Ocampo mi ha accompagnato per lunghi anni. Gli anni della mia giovinezza e della stagione universitaria. Una poesia che ha il suono della piuma. Non la senti.
La percepisci avvertendola. Come i linguaggi che sono anima. Abbiamo ricevuto in dono una parola che si tocca con la Acampo?
Come per dire e ascoltare: “Soñaba con ser vieja para tener tiempo para muchas cosas. No quería ser joven, porque perdía el tiempo en amar solamente. Ahora pierdo más tiempo que nunca en amar, porque todo lo que hago lo hago doblemente”. Ovvero tradotto velocemente dico: “Sognava di essere vecchio per avere il tempo per molte cose . Io non voglio essere giovane , perché divagare solo nell'amore . Ora mi perdo più tempo che mai in amore, perché tutto quello che faccio lo faccio due volte”.
Non c’è il resto. Il resto si porta dentro la tasca della nostra coscienza. Ritornerò a raccontare della Acampo. 1942. il suo primo libro.

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