La donna fece un cerchio sulla sabbia. Al centro disegnò un'aquila e fece sembrare che il vento ondeggiasse

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Pierfranco Bruni
ROMA - Il tempo passa lasciando passi di cammelli. Si racconta sempre una storia. Nel tempo che lacera ma il tempo è una costante lacerazione. Voglio qui raccontare un sogno. O una storia c'era accaduta nel cuore e nell'anima. Così farò. La donna fece un cerchio sulla sabbia. Al centro disegnò un'aquila e con delle piccole linee fece sembrare che il vento ondeggiasse. Poi si inginocchio' con le mani giunte come se dovesse pregare.
Si rivolse al mare. Abbassò la testa e pronunciò una sola parola: Namaste.
Stette in silenzio come sanno fare soltanto le donne del deserto e mi guardò negli occhi. Lo sguardo aveva la profondità del mistico osservare i pensieri. 
I pensieri si osservano. Ascoltandandoli li senti e il sentire ha un osservare in un imnaginario fatto di colori. 
I pensieri sono colori. 
Spesso mi domando quale colore dare a un pensiero. 
La donna allora mi osservò. 
Mi tese le mani e mi disse: 
"Io sono qui da sempre. Ogni notte faccio un cerchio sulla sabbia e dal rumore del mare percepisco i venti e i venti mi raccontano le vite e i destini. Tu sei arrivato fin qui perché vorresti sapere quale è stato l'ultimo pensiero di tua madre mentre la Grande Aquila accoglieva la sua anima. Vorresti sapere se in quell'attimo l'energia della sua mente ha tracciato un granello di pensiero. C'è sempre un attimo in cui il pensiero vaga e sembra inafferrabile, ma chi potrà mai conoscere questa vaghezza? A te non è dato saperlo. Conoscerlo. Ma c'è. Io lo conosco questo pensiero perché viene affidato all'immortalità e tutto ciò che viaggia nel regno dell'immortalità mi appartiene. Ora va e ritorna domani prima che sia spuntata l'alba e prima che la luna si sia depositata nell'aurora. Mi troverai ancora a recitare la preghiera della pellegrina nel Cristo della Verita e nel mio Viaggio che cerca la Illuminazione". 
La guardai. Senza osare parole lascia il suo sguardo e i suoi occhi mai si abbassarono. 
Il tempo sembrava immobile. Fermo in quella sua clessidra che da anni lacerava la mia vita. Le ore sembravano ostacoli e i miei passi pesanti toccavano il vuoto. 
Trascorsi silenzi di tempo. Tempo custodito nel silenzio. Cercai di capire il momento giusto. Il momento esatto. 
Prima dell'alba. 
Prima della luna. 
Prima... mai dopo... forse è un segno preciso... prima... 
Comunque il tempo passò. Giunsi sul limitare della terra battuta e della sabbia nello spazio tra la luna e l'alba. 
La donna che disegnava il cerchio sulla sabbia sembrava attenta nei suoi segni. 
Mi avvicinai. 
Mi disse soltanto: 
"Siediti e raccogliti nella pazienza". 
Dopo una folata di vento e un rumoreggiare di onde mi parlò con poche parole. 
"Tu vuoi sapere. Tu cerchi. Tu viaggi. C'è sempre un ultimo pensiero nel momento in cui giunge la Grande Aquila. Vuoi sapere l'ultimo pensiero di tua madre. A cosa ha pensato mentre... ". 
Fece silenzio per una clessidra di tempo. 
Poi aggiunse: 
"Ritorna nella tua grande casa di paese. Vai ad abitarla. A viverla. Lei ti aiuterà come fu nei giorni passati in fretta. Coltiva le rose del giardino. Devi essere tu a farlo. Non smetterai di scrivere. Di pensare. Di essere. Non chiederti nulla. Lì troverai la sua voce e la voce paziente di tuo padre. Non dovrai chiederti più nulla. La risposta che cerchi sta lì. Non cercarla. Si rivelerà. Ora vai. La palma le stanze le piante ti aspettano. Non tradire questo che ti ho detto. Affidati. Tutto si rivelerà. Con pazienza devi saper aspettare quando la luna è una falce e le stelle saranno danzanti. Ma non preoccuparti. Capirai da solo". 
E fu così. 
Mi salutò inginocchiandosi. 
Con le mani giunte e pronunciò: Namaste. 
Non so come considerare tutto ciò. Ma il tempo passa. Passa lasciando passi di cammelli dulle pietre del nostto esistere. Il fatto è che da quando non ci siete più, papà e mamma, il mio viaggio non ha più la stessa forza.

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