Mia Martini, la voce femminile più mediterranea della musica italiana. Calabria strascinata tra le onde e il mare

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ROMA - Ho conosciuto Mia Martini al tempo di nella Nevicata del '56. Una voce un canto un Minuetto. L'arte e la poesia nell'universo. Non ho mai smesso di ascoltare Mia Martini. Anni lunghi sono passati. Era al tempo del liceo. I suoi Orienti, le donne, la donna, il suo minuetto, i cieli. Una cantante? Una interprete? I suoi testi… 
Ma tutto questo ha senso?
Quella voce che ha la vibrazione della potenza della sensualità ed ogni parola scandita ha il segno tangibile di una gioia e di una ferita. Piccolo uomo per un amore grande. Immenso.
La sua voce, le sue mani, i suoi gesti, la sua bocca e il suo vocalizio che ha i singulti delle donne di una Calabria profondamente strascinata tra le onde e il mare.
L'ho conosciuta tardi. Al tempo della Nevicata del '56. Ma la sua malinconia era sorriso di donna. Complice il mio amico Franco Califano. 
Ora scavo nelle parole... 
Si recitano versi anche quando alla parola si aggiunge un accento o la voce ha un ricamo di malinconie. La nevicata del 56 e la giostra che girava nel ricordare il viso del padre. Già, Califano. Ma nella interpretazione e nelle varianti di Mia Martini cosa muta? La poesia dello sguardo di Mia o di chiamatemi Mimì.
Sì, una interprete. Ma no. L’arte ha i suoi viaggi e in Mia, che ebbi la fortuna di conoscere tanti lustri fa, università che bellezza in quella Roma che era anche Calabria, non vi sono i giochi salmastri degli echi della canzone e punto.
No. C’è l’artista. Quella che ha recitato con Roberto Murolo un duettare tra gli echi di una lingua che è dialetto, ma anche spazio di un pavesiano cogliere il breve di un verso o il tono di una sillaba di Boris Vian o un accorgimento di Eluard nel viaggio infinito che Mia si portava dentro.
È stata la voce femminile più Mediterranea che la musica italiana ha avuto insieme a Giuni Russo. L’arte di un Oriente di quando cantava (e canta) il mio Oriente tra il battere di un De André raccoglitore di strade di mare e di un Battiato che fa danzare i dervisci e le zingare. Ma Mia aveva un nomadismo che sulla scena diventava protagonista.
Quella sua malinconia che ha racchiuso il meraviglioso e il mistero. Forse è così.
C’è sempre un destino grande nella grandezza degli artisti. Soprattutto in quelli che vanno via in silenzio e fanno del silenzio un lontano lontano o un giorno dopo l’altro la vita se ne va. Già, Tenco. Ma quante vicinanze e distacchi con Luigi Tenco.
Mia ha vissuto l’arte come il sorriso di una nuvola ed ha affrontato la parola non dimenticando mai che c’è comunque un universo. Almeno tu nell’universo. Ma il silenzio non è solitudine e la solitudine non è dimenticanza. Anche se ogni sera è un’incognita un’agonia…
Comunque da qui comincia il mio nuovo libro, dopo De André Califano Tenco, che sarà dedicato a Mia Martini, al mio amore per lei, per quella voce, per quegli occhi e per tutto lo spazio che lascia nel mio tempo. Quella sua voce e quel suo andarsene dormendo perché non finisce mica il cielo…
Mia Martini Almeno tu nell’universo. 
Non starò a chiedere cosa è che accomuna te e me. La sua la mia la nostra Calabria... bisogna sempre spezzare il cerchio alla abitudine per capire domani...

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