Femminicidio crimine contro l'umanità. Emergenza che non si vuole affrontare perché siamo donne

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Antonella Policastrese
CROTONE - Femminicidio o crimini contro l'umanità? Ancora un’altra donna ammazzata nel veronese dall’ex convivente. Ogni giorno una donna viene fatta fuori senza pietà. Si è perso il conto. Nella giornata dell’otto giugno addirittura i casi sono stati due, a Taranto e a Spilimbergo, per non parlare dell’orrore e dell’orribile fine che ha fatto Sara Di Pietrantonio, strangolata e poi bruciata. Il movente è sempre lo stesso: uomini che non sopportano di essere lasciati e agiscono privando della vita chi ha deciso di interrompere relazioni morbose, certamente malate se il triste epilogo porta una firma macabra che condanna a morte le donne, vittime di tanto sciacallaggio.
Si parla di femminicidio, ma la portata del fenomeno va ben oltre e forse è arrivato il momento di cominciare a parlare di crimine contro l’umanità. Ammazzare tante donne, agnelli sacrificali nelle mani dei loro carnefici, comporta farsi delle domande, chiedersi se è vero che siamo una società evoluta dove i diritti sono inalienabili per tutti e soprattutto se la pena è commisurata al crimine commesso. E’ diventato uno sport nazionale quello di alzarsi la mattina e decidere come sbarazzarsi di chi ha scelto di cambiare aria. Donne trattate come zerbini, su cui pulirsi i piedi una volta che si entra in casa e con cui fare la voce grossa, farsi rispettare come se si fosse dei pascià. Cosa sta succedendo, dove stiamo andando? Detta così la cosa, si ha l’impressione di essere diventate concubine di emiri che hanno il loro harem di mogli e a turno l’uomo padrone sceglie con chi stare, tanto quando si è mogli si subisce e non importa se un marito può avere tante distrazioni, l’importante è che le mogli non sgarrino, pena il ripudio. Siamo sicuri che in questo Occidente che si dice acculturato ed evoluto qualcosa non si sia incrinato nei rapporti interpersonali tra uomini e donne? Considerato l’orrore a cui ogni giorno assistiamo, abbiamo fatto prima a ritornare al tempo del delitto d’onore che ad affermare la parità tra i generi. Incute paura sapere di non potere vivere appieno la propria esistenza, che tante donne non abbiano la possibilità di scegliere cosa farne della propria vita, capire che non si ha la libertà di scrollarsi di dosso un rapporto logorato ma che per svariati motivi si deve tenere in piedi. E’ un campanello d’allarme il fenomeno di donne barbaramente ammazzate, è come se all’improvviso si fosse ritornati indietro nel tempo e nonostante i progressi, quello fondamentale per la specie umana tarda ad arrivare. Donne costrette a vivere nell’angoscia, criminalizzate, incolpate, per nulla tutelate mentre uomini abusano dei loro corpi, ne fanno scempio dopo avere agito sulla loro sfera emotiva. Crimini contro le donne, stupri come se si trattasse di una guerra senza quartiere e nessuna legge è tale da garantire protezione. Le vittime di stalking vivono un’esistenza a metà, cosa si fa per loro quando scatta la molla che determina la persecuzione nei confronti di chi non ti vuole? Quale il senso di volere a tutti i costi una donna accanto che non sopporta più niente dell’uomo con cui non ha più nulla da condividere? Tanta tecnologia, tanta esperienza per via di mezzi a disposizione che non servono a nulla se alla fine, come in un rituale, si ripete sempre lo stesso dramma ed il letto si trasforma in un freddo giaciglio di morte. Non è così che può andare la storia. L’uccisione e a volte anche l’occultamento del cadavere di tante donne lasciano presagire che siamo in emergenza, emergenza che non si vuole affrontare perché siamo donne e ci sono altri problemi che vengono considerati prioritari rispetto alle nostre misere esistenze.

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