Cessione al Fai di “Villa Berlingeri” sul Lacinio. Giusto regalare un immobile costato 4 milioni di euro?

Fai-Villa-Berlingeri-Lacinio-immobile
CROTONE - Non è detto che se una cosa non sai come gestirla e utilizzarla e la regali al FAI (Fondo ambiente italiano) fai un buon affare. Magari se quella cosa: un antico palazzo in rovina; un castello diroccato; un parco degradato oppure un bosco secolare in preda ai gitanti della domenica, la metti sotto l’egida e la tutela della prestigiosa fondazione, sorta nel 1975, gli allunghi la vita e ne migliori l’esistenza.
Su questo non ci piove, poiché il Fai, nato per la valorizzazione e la  salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale italiano, non ha scopi di lucro nella propria mission; ci perderebbe la faccia se così non facesse. Esso si regge grazie a donazioni pubbliche e private, quote associative degli iscritti, raccolta fondi attraverso vendita di ticket. La struttura, di tipo aziendale, che ha la propria sede a Milano e l’ufficio operativo a Roma, è gestita da presidenti, direttori e consiglio di amministrazione che fanno poi affidamento su volontari, delegazioni e segreterie regionali sparse in tutta l’Italia. Per quanto riguarda l’azione del “Fondo ambiente italiano” e la Calabria, l’operazione più recente risale a fine maggio e all’affidamento del “Bosco del Fallistro” laddove, in Sila, dimorano alberi secolari da porre sotto tutela e degnamente valorizzare. Quindi la riserva naturale silana, dove dimorano i cosiddetti giganti, sarà gestita dalla fondazione milanese. La consegna ufficiale delle chiavi del bosco è avvenuta lo scorso 28 maggio e visto che i vertici del Fai si trovavano in Calabria, hanno fatto una puntatina a Crotone dove c’è un altro pezzo del patrimonio pubblico che si trova a Capo Colonna e che quell’ente potrebbe acquisire gratuitamente per poi gestirlo. Non che il Fai ne abbia fatta espressa richiesta, almeno non sembrerebbe, ma quella ipotesi è stata avanzata durante l’ultima seduta del Consiglio provinciale ed essa riguarda la cessione al Fai di “Villa Berlingeri” sul Lacinio, immobile di proprietà del defunto ente intermedio. Vediamone dunque la storia, recente, di questo immobile di pregio, prospiciente l’azzurro mare del promontorio, affacciato sugli scavi archeologici giacenti dietro la chiesetta. Con rogito notarile del 4 settembre duemilaotto, la Provincia di Crotone in esecuzione della delibera di Consiglio, n° 8 del 10 marzo 2008,  perfezionava l’acquisto di “…un corpo di fabbricato denominato “Villa Berlingeri” della superficie di circa metri quadrati 1.400 (millequattrocento), composto da tredici virgola cinque vani catastali, in parte al piano terra, in parte al primo piano e in parte al secondo piano; con antistante zona di terreno, adibita a corte, della superficie di circa metri quadrati 320 (trecentoventi); sito in territorio di Crotone alla località Capocolonna …”

Antonella Policastrese

I contraenti della compravendita erano la Provincia e gli eredi legittimi dei fratelli Pasquale (Mario e Francesco); tra di essi figurava anche Pasquale Domenico detto Domenico Giovanni Tullio, classe 1947, nato a Crotone, ma all’epoca residente a Foligno. In tutto quattro eredi, ciascuno proprietario di un quarto del bene oggetto della compravendita, il cui prezzo fu pattuito in duemilioni duecentoquarantamila euro. Tanto si obbligò a pagare la Provincia di Crotone agli eredi Pasquale per l’acquisto di Villa Berlingeri, ma soltanto nel caso in cui il Ministero per i Beni Culturali non avesse nel frattempo esercitato il proprio diritto di prelazione sull’immobile, cosa dalla quale ovviamente, visto il prezzo, si tenne ben lontano. Dunque ebbe inizio così uno dei tanti disastri immobiliari dell’Ente intermedio. Uno degli eredi Pasquale, che vendettero la villa alla Provincia, è l’architetto Domenico, residente all’epoca a Foligno, consorte di Maria Rita Lorenzetti, già presidente della Regione Umbria, per due mandati, dal 2000 al 2010, arrestata nel 2013 nell’ambito di un’inchiesta sul passante Tav di Firenze nella qualità di presidente di “Italfer”. Ma, a questo punto del discorso, Domenico Pasquale e sua moglie, Maria Rita Lorenzetti, all’epoca molto vicina e sostenuta da Massimo D’Alema,  possono uscire di scena, lasciandola alla “villa della discordia”, cioè a quell’ex “casino di campagna” che sorge sulla parte più occidentale del promontorio Lacinio. L’immobile oggi denominato “Villa Berlingeri” fu edificato nel 1764 da Annibale Montalcini e successivamente ceduto alla famiglia nobiliare da cui prese il nome; nelle proprietà della famiglia Pasquale la prestigiosa dimora di Capo Colonna pervenne nel 1968. Negli anni ottanta la villa entrò nel novero di immobili che avrebbero dovuto essere espropriati a seguito della progettazione del Parco archeologico così come lo avevano concepito gli architetti Spada e Insolera. Se non vittima di un vero e proprio esproprio proletario, “Villa Berlingeri” sarebbe stata pagata pochi soldi dallo Stato,ma si fece avanti la Provincia che di quell’immobile avrebbe voluto farne la sede del Mack, cioè del Museo d’arte contemporanea di Crotone. La comprò, come si è detto, per quasi duemilioni e trecento mila euro; all’epoca si disse che il Ministero dei Beni culturali avrebbe sborsato meno della metà qualora fosse andato avanti con l’esproprio. Fu dunque un buon affare per i venditori e l’inizio di una disavventura per la Provincia di Crotone, poiché l’immobile si presentava in pessime condizioni e ci sarebbe voluta almeno una doppia milionata di euro per ristrutturarla e riutilizzarla. L’operazione, nella migliore delle ipotesi, tra acquisto e riuso, sarebbe costata ai contribuenti almeno quattro milioni di euro. C’erano i soldi della UE a cui attingere, questo si sarà pensato all’epoca dei fatti, poiché il POR Calabria 2007-2013, all’Asse V – Risorse naturali, culturali e turismo sostenibile, prevedeva finanziamenti per operazioni mirate al recupero, tutela e messa in sistema di manufatti di pregio storico, parchi archeologici, castelli e quanto altro rientrava nella categoria beni culturali. La Provincia di Crotone, nelle more della pubblicazione degli specifici bandi,  fece richiesta di un finanziamento per la sola messa in sicurezza di “Villa Berlingeri”, perché cadeva a pezzi, ci pioveva dentro e la bellissima scala  a tenaglia d’accesso alla villa  stava per venire giù. Arrivarono circa 170 mila euro e si fece fronte alle emergenze, ovvero alla messa in sicurezza dell’immobile. E venne il momento di tentare di attingere ai cospicui fondi del Por-Fesr 2007-2013 per quello che fu definito “Piano di completamenti” ovvero un importante tassello della strategia regionale di valorizzazione degli Edifici storici e di pregio architettonico della Calabria. Occorreva però che il soggetto che candidava a finanziamento il bene culturale da ristrutturare e recuperare, si giocasse la propria partita con tutti gli altri soggetti che avevano medesime ambizioni. La Provincia concorse dunque con “Villa Berlingeri” e con una richiesta complessiva  di un milione e mezzo di euro. Si sarebbero aggiudicato il finanziamento richiesto quei progetti che avrebbero presentato un piano di gestione credibile del bene restaurato e messo in riuso; cioè quelli corredati di un vero e proprio piano industriale dove si evincesse la sostenibilità futura del bene e la possibilità di creare opportunità lavorative da quella operazione. Il progetto, redatto dai tecnici della Provincia di Crotone, questi requisiti li aveva e li soverchiava; andava ben oltre la retorica della tutela dei beni culturali. L’Ente intermedio ottenne il finanziamento richiesto, decurtato dei soldi erogati a suo tempo per la messa in sicurezza, e arrivò un acconto dalla Regione Calabria, per mettere a gara le opere e per dare inizio ai lavori, di 400 mila euro o giù di lì. Tuttavia, le finanze della Provincia rispondevano al principio dei vasi comunicanti, più che alla suddivisione di capitoli finalizzati, ed i soldi furono utilizzati diversamente. Questa la sintesi della vicenda “Villa Berlingeri” di un immobile costato circa due milioni e trecentomila euro, cui vanno ad aggiungersi 170mila euro per la messa in sicurezza e 400mila euro per l’avvio dei lavori. Queste voci di spesa, messe insieme, sommano tre milioni e novecentomila euro circa, poiché la quota del finanziamento perduto ammonta a un altro milione e cento mila euro. Il quadro economico complessivo sfiora così i quattro milioni di euro. E’ dunque concepibile regalare, a questo punto della vicenda, allorché la Provincia non esiste quasi più, non ci sono quattrini per pagare i dipendenti, per curare le strade e gli edifici scolastici, un immobile costato 4 milioni di euro a una di quelle associazioni che tanto somigliano alle remore che nuotano sul dorso degli squali? Forse “Villa Berlingeri” sarebbe meglio metterla all’asta e col ricavato sanare un po’ di debiti che ha la Provincia, perché le alternative sono due. La prima è che diventi una struttura per esposizioni, mostre e convegni cui mai nessuno parteciperà un giorno dopo l’inaugurazione, divenendo così una macchina di debiti. La seconda delle prospettive potrebbe essere che a cedere la struttura ai privati sia l’affidatario, il Fai nel caso in specie, cui nulla vieterebbe di utilizzare i ricavi in altre operazioni sul territorio nazionale oppure per coprire i propri costi di gestione. Ma l’andazzo in Italia è questo, cioè quello che potrebbe essere riassunto nel titolo di un mitico album dei Genesis: “Selling England by the Pound” che grosso modo si può tradurre in “vendita dell’Inghilterra con la sterlina”. C’è dunque tutto da vendere dell’Italia, che è lo stato più ricco del mondo in quanto a beni culturali. Per gli interessati agli acquisti non rimane che da spuntare il miglior prezzo, in saldo possibilmente; e sono tanti coloro i quali favoriscono e promuovono queste politiche di vendita, non certo il popolo italiano però, che di quei beni è legittimo proprietario.

Commenti