Laura Fasiolo al Senato sul terremoto in Friuli-Venezia Giulia. Le case da ricostruire divennero un simbolo

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Laura Fasiolo
ROMA -  Signora Presidente, cari colleghi, mi pare giusto ricordare in quest'Aula quanto successo quarant'anni fa, il 6 maggio 1976: 1.000 morti, 100.000 senza tetto, una superficie di circa 5.000 chilometri quadri danneggiata, 119 Comuni in ginocchio e, tra questi, 41 dichiarati gravemente disastrati, 45 gravemente danneggiati. Tutto questo in Friuli-Venezia Giulia.
In meno di un minuto, quello che tanta gente aveva costruito, il patrimonio artistico di cui il popolo friulano andava fiero, le fabbriche, le case, le chiese, le opere d'arte, gli edifici storici e le scuole spazzati via.
Per mesi uno sciame sismico che sembrava non dare tregua, culminato in una nuova violenta scossa, spazzò via quanto ancora rimaneva in piedi. Dolore e disperazione, però, furono respinti da una grande forza di volontà e da subito si decise che bisognava andare avanti. Alla logica assistenziale di attesa di quello che lo Stato dovesse fare si antepose quella del «facciamo noi» senza aspettare e tutti si rimboccarono le maniche.
Le case da ricostruire divennero un simbolo, i paesi da riedificare così com'erano una sorta di identità collettiva, il lavoro un'opera in grado di resistere al tempo, un esempio cui ispirarsi. Oggi non ricordiamo soltanto un anniversario, ma evidenziamo come le risposte attive, rapide, efficienti ai problemi siano una forza, un'autentica risposta anche alle catastrofi naturali. Oggi celebriamo il modello Friuli, vanto del Paese, celebriamo la capacità e l'intuito di una classe politica, solidale, coesa, efficiente, attiva e protesa verso la ricostruzione, ma soprattutto di una classe politica onesta.
Ricordiamo tutti la splendida figura del commissario straordinario di Governo per i soccorsi e la ricostruzione, il grande Giuseppe Zamberletti, intervenuto nei giorni scorsi alle celebrazioni di Udine. I cittadini e le istituzioni del Friuli-Venezia Giulia seppero essere all'altezza di una immane sfida e non tradirono la fiducia che un grande uomo, Sandro Pertini, aveva riposto in loro, rivolgendo, in qualità di Presidente della Camera uno storico messaggio nel corso della seduta del 19 maggio 1976 di cui volevo citare alcune brevi frasi: «la volontà deve superare l'abbandono, pur legittimo, ai sentimenti. Io ho fiducia che la classe politica italiana abbia tratto da quell'amara esperienza del Belice un utile ammonimento. Occorre che si precisino con chiarezza le norme e le procedure, che si ascoltino le critiche costruttive, che si faccia tesoro di dolorose esperienze passate. Occorre che si evitino le paludi della lentezza burocratica e dello spreco e le tentazioni dei del clientelismo e della corruzione. Le popolazioni del Friuli, con la loro dignità e forza d'animo offrono la migliore garanzia per una rinascita rapida delle zone colpite».
Così disse e concluse con un augurio ed un monito che i friulani seppero onorare fino in fondo. Ricordare dunque per prevenire e per saper gestire al meglio futuri e non impossibili scenari di catastrofi naturali nella speranza di non doverne mai più vivere.
Concludo citando l'intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della seduta straordinaria del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia nel 40° anniversario: «Appartenenza al territorio, consapevolezza della propria storia e cultura, partecipazione dal basso, orgoglio della propria autonomia da un lato, e capacità di ascolto, di guida e di solidarietà da parte dello Stato dall'altro, hanno consentito di superare una drammatica distruzione e di porre le basi per un rilancio della convivenza civile in questa regione di incontro tra civiltà latina, germanica e slava».
Un grazie, il nostro, incondizionato a quanti indistintamente hanno lavorato con sacrificio e dedizione alla rinascita di questa terra straordinaria.

Intervento di commemorazione del 40° anniversario del terremoto del Friuli.
Aula del Senato 
Senatrice Laura Fasiolo
Partito Democratico

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