Ora o mai più. A Cinquew News Alessia Rocco con le profondità del suo libro

ROMA - Ora o mai più. Il titolo del libro di Alessia Rocco, e anche le pagine interne, suscitano interrogativi sia sull’arte della narrazione vera e propria sia su alcuni temi attuali, intorno ai quali gli italiani, talvolta, si dividono con asprezza. L’autrice mi aiuta a intendere alcuni passaggi del lavoro editoriale, spiegandomi, oltre
le parole stampate, il suo pensiero su determinati argomenti toccati, e approfonditi, in Ora o mai più.

In luogo del titolo del suo libro, Ora o mai più, quale colore inserirebbe?
Più che un solo colore utilizzerei un caleidoscopio in grado di generare quella molteplicità di forme e colori che convivono nel libro. 

C’è più fatica nello scrivere un libro di racconti rispetto a scritti di altri generi?
Scrivere racconti mi è molto congeniale perché, alla stregua di un fotografo, mi offre la possibilità di immortalare degli istanti di vita nell’attimo stesso in cui essi si compiono, per cui non posso dire di aver provato fatica. Scrivere non è faticoso se ami farlo, è più un’impellenza, un’esigenza da soddisfare. In questo momento sto scrivendo un romanzo, che è cosa ben diversa, perché si è sicuramente meno “liberi”. Un racconto è una “scheggia”, un romanzo ruota inevitabilmente attorno ad un intreccio, deve tenere conto di
esso sempre, enumera più personaggi, è ovviamente più lungo, e anche se non ti è chiaro sin da subito come si svilupperà la vicenda, sai che dovrai plasmare situazioni e creare attese, manovrare con prudenza i fili dei protagonisti, seguire un certo rigore logico. Nel racconto invece, più che nel romanzo, puoi lasciarti sedurre dalla magia delle suggestioni, che per me sono fondamentali. Amo poi scrivere poesie con le quali ho iniziato a pubblicare. Nulla in ogni caso mi affatica, perché resta per me unicamente un piacere allo stato puro.  

Lei, in Ora o mai più, ha raccontato subito la sua vita o ha pensato a come raccontare la sua vita?
Il testo non è autobiografico, anche se mi assomiglia, inevitabilmente. Non ho parlato di me, ma certe mie emozioni sono passate ugualmente, anche solo quelle provate immedesimandomi nelle vicende raccontate, ricordando fatti che poi si sono tramutati in storie, ma, ribadisco, non è un’autobiografia. 

È abituata a elaborare riflessioni profonde e acute: c’è differenza tra eutanasia e morte?
La morte è un evento naturale, che mette fine alla esistenza di ciascuno di noi, in un modo o nell’altro. Sovente essa è l’epilogo inevitabile di malattie che possono debilitare corpo e anima al punto da rendere insopportabile quel residuo di vita che le persone colpite hanno davanti a sé. Alcuni allora scelgono, e in quel caso si parla di “eutanasia volontaria”, di procurarsi la morte quando sono ancora in grado di intendere e di volere. Di un caso del genere parlo in “Ora o mai più” nel racconto “Quasar”, in cui ho cercato di affrontare con lucidità, senza pietismi, la condizione di una persona che sceglie appunto di morire. Voglio partire dal significato etimologico del termine eutanasia,  che è  quello di “buona morte” per affermare che, probabilmente, la morte può diventare una scelta “buona”, la migliore, quando la sofferenza, il dolore più estremo e la consapevolezza della perdita della dignità, di cui ovviamente ciascuno di noi ha un concetto personale, consumano l’essere umano. Solo chi vive una simile situazione credo possa capire; il giudizio in ogni caso deve essere sospeso. Il tema è controverso, sin dagli albori della civiltà l’eutanasia ha sollevato numerose controversie ideologiche. Io ho semplicemente raccontato una piccola storia, prendendo spunto da qualche fatto di cronaca (nel racconto c’è un riferimento esplicito a Piergiorgio Welby). Ovvio che si intuisca il mio pensiero, io sono convinta che certi valori, come la libera scelta delle persone dinanzi a drammi di tal genere, siano assolutamente insindacabili.

Momenti di pausa nella scrittura di questo libro, attimi di difficoltà, la voglia di riscrivere alcune pagine in modo diverso…
Certo, ce ne sono stati. A volte ho riscritto, altre ho avuto lunghe pause, anche perché i racconti sono nati a distanza anche di qualche anno l’uno dall’altro, periodi in cui la vita ha preso il sopravvento e mi ha momentaneamente distratto: lo studio, il lavoro, il matrimonio, la maternità. Ma anche in quei momenti ho incamerato esperienze e sensazioni che poi, per forza di cose, sono tornate alla mente e si sono impresse sul foglio… elettronico.

L’animo umano dentro Ora o mai più, rappresenta una maglietta di lana contenente il  corpo nudo o un abito a volte elegante a altre volte meno?
Tra le due preferisco la maglietta di lana che copre il corpo nudo, ma forse, direi più che altro tanti abiti per occasioni diverse, perché immagino che in ciascuno dei ventuno racconti del libro ci sia qualcosa in cui ci si possa riconoscere, un evento, una sensazione, che almeno una volta abbiamo provato sulla pelle. Quindi trovo che la metafora che meglio si adatti al testo, rimanendo nell’ambito da lei suggerito, sia quella dell’armadio dentro al quale d’improvviso si trova il vestito in cui ci riconosciamo, come fosse una seconda pelle.  

Quali fasce d’età immagina che leggeranno questa sua fatica letteraria?
Spero tutte. Il libro lo hanno già letto in anteprima alcuni familiari, appartenenti a varie fasce d’età e il riscontro è stato positivo. I racconti sono destinati a tutti quelli che vorranno leggerli, a prescindere dalla loro età.

È vero che quando uno scrive si sente il padrone del  mondo? Mi riferisco proprio alla fase della concentrazione: alla scrivania con la penna o con tastiera e monitor.
Io mi sento padrona del mio tempo, cioè del mio mondo, quindi le rispondo di si. Scrivere è un’attività solitaria, durante la quale ci si mette a nudo con sé stessi e si smette di fingere. Spesso si riesce a scrivere ciò che a voce non si riuscirebbe ad esprimere, non perché non si abbia la capacità di farlo, ma perché quando si sta seduti davanti al foglio (al pc per meglio dire) non esistono filtri, schermi. Poi entra in gioco l’immaginazione che aiuta a creare situazioni magari inesistenti, ma anche in quel caso lo si fa con tutta la sincerità di cui si è capaci, cercando di creare la verosimiglianza, giocando con l’immedesimazione. Io trovo che sia un gran divertimento.   

Le due parole più belle e le due più tristi, dure, per certi versi, che vivono nel suo Ora o mai più...
Vita e morte, perché questo libro parla di entrambe, senza falsi pudori, senza tabù. Vita e morte sono eventi che conosciamo, quelli che ci fanno vivere appieno ogni istante, i motori che ci spingono ad agire, a costruirci giorno dopo giorno, in quel gioco duro, doloroso, incredibilmente appagante che è l’esistenza. I racconti di “Ora o mai più” parlano di persone, della loro anima, delle luci e delle ombre che li attraversano.  

Dove è possibile trovare il suo libro?
Il libro sarà presentato ufficialmente il giorno 11 gennaio 2014 a Roma presso Vista – Agenzia Televisiva Nazionale, via Ostilia 41. Dopo tale data sarà disponibile presso il sito della casa editrice Bertoni Editore: www.bertonieditore.it

di Giuseppe Rapuano

Commenti