“Il mare della menzogna” di Elvira Santacroce. Sì, è un "caso letterario"

Per molti libri si grida al caso letterario, specie se alle spalle dell’Autore o dell’Autrice c’è la potente macchina di una casa editrice che destina un budget dovizioso alla promozione dei suoi prodotti; per alcuni, poi, i critici (quelli affidabilmente meno “oliabili”) confermano i pregi di scrittura, la capacità d’introspezione e così via; tutti gli altri affondano nella palude del macero, perché vi è un passaparola inafferrabile e fulmineo fra i lettori ed i potenziali tali, tale da paralizzare le vendite e denunciare il bluff.
Eppure, per il romanzo “Il mare della menzogna” di Elvira Santacroce (Libreria Dante e Descartes – Napoli) vorrei proprio adoperare l’abusato ed usurato termine di “caso letterario”. L’Autrice, signora bien agée, nell’ambiente cittadino ha sempre visti riconosciuti i pregi di fine scrittrice e pittrice; e già in questo c’è una singolarità che la fa ergere in un “mare di mediocrità”, persino imposto – il romanzo sembra offrirci questa riflessione – alle sue coetanee.
Le rigide regole sociali di quella generazione femminile, infatti, ammettevano poche eccezioni ed era davvero piccolo il manipolo di donne controcorrente che, fatto salvo per l’ammissibile accesso all’insegnamento primario o secondario, s’impegnavano nelle professioni liberali.
Tutto ciò limitava fortemente l’emancipazione femminile; la strada al matrimonio e la candidatura al ruolo di “Angelo del Focolare del Secolo” diventava la limitante prospettiva di tutte le altre... Continua

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